Oggi il corpo, sia maschile che femminile, è oggetto di una cura spasmodica determinata dall’idea che esso debba essere sempre florido, bello e forte. Centri estetici e palestre sono sempre più frequentati, indice questo di una ricerca di per sé non condannabile, ma preoccupante quando diventa vizio e dipendenza.
Si assiste talvolta ad un vero e proprio “culto del corpo”, dove il corpo diventa l’idolo a cui offrire tutto sé stessi accecati dalla brama di apparire a tutti i costi. Ci sono persone che vogliono allontanare dalla loro testa l’idea di invecchiare, perché con l’invecchiamento arriverà prima o poi anche la morte. Si tratta chiaramente dell’espediente di chi cerca di estraniarsi dalla realtà anziché prepararsi seriamente al futuro e all’al di là.
La vita umana ha un inizio ed una fine. I 70-80 anni cui faceva riferimento il Salmista (Sl 90:10) continuano ad essere attendibili ancora oggi, essendo l’età media in Italia di poco superiore.
E mentre si avanza nella vita, il corpo cambia. Dalla forza giovanile si passa man mano ad una più facile stanchezza, alla diminuzione delle proprie facoltà, minore lucidità, riflessi più lenti… esteticamente c’è di solito imbianchimento e perdita dei capelli, rugosità, macchie, ingobbimento ecc…
Non voglio rattristare nessuno, ma elencare semplicemente dei dati molto comuni! E dato che la Bibbia non illude mai, piuttosto dà risposte concrete ai problemi dell’uomo, ecco l’invito a cercare Dio per tempo:
“Ma ricòrdati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere»; prima che il sole, la luce, la luna e le stelle si oscurino, e le nuvole tornino dopo la pioggia: prima dell’età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le macinatrici si fermano perché sono ridotte a poche, quelli che guardano dalle finestre si oscurano, i due battenti della porta si chiudono sulla strada perché diminuisce il rumore della macina; in cui l’uomo si alza al canto dell’uccello, tutte le figlie del canto si affievoliscono, in cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui fiorisce il mandorlo, la locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto perché l’uomo se ne va alla sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le strade; prima che il cordone d’argento si stacchi, il vaso d’oro si spezzi, la brocca si rompa sulla fonte, la ruota infranta cada nel pozzo; prima che la polvere torni alla terra com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato” (Ec 12:3-9).
È molto meglio cercare il Signore prima di invecchiare e di morire, perché quella è la strada davanti all’uomo.
La sua parte “spirituale” tornerà a Dio (questo vale per tutti, credenti e non) mentre il corpo, che Dio ha creato dalla polvere della terra (Ge 2:7), è destinato alla decomposizione.
Chi prenda coscienza di queste verità capirà quanto sia più importante il prepararsi ad incontrare Dio (Am 4:12) e studiarsi di come essere trovati da lui graditi (2Co 5:9) invece di volere rallentare i segni del tempo sul proprio corpo!
Del resto, se noi pitturiamo un vaso di terra con il colore giallo oro, non per questo diventerà un vaso d’oro! E se tracciamo su di una tenda porte, finestre e fondamenta non per questo diventerà una casa! In questa prospettiva, comprendiamo anche quello che l’apostolo scrive in merito all’esercizio fisico:
“…esercitati invece alla pietà, perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura” (2Ti 4:7-8).
Perciò ginnastica e sport non sono inutili (potremmo estendere questo pensiero alla cura del corpo in genere), ma molto più utile è avere un pio rapporto di comunione con Dio, che ci permetterà di gustare già oggi le benedizioni della vita futura.
Abbiamo detto che la morte riguarda tutti, da quando “il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Ro 5:12). E se dovessimo definire il concetto di morte credo che la prima risposta che ci verrebbe in mente sarebbe: “La morte è assenza di vita”. Ci sono però significati diversi di questo termine quando lo troviamo nella Parola di Dio, e questo per il fatto che l’uomo è un essere complesso costituito di spirito, anima e corpo (1Te 5:23). Consideriamone tre.
In primo luogo c’è LA MORTE SPIRITUALE.
Dio aveva detto ad Adamo:
“…ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai” (Ge 2:17). Quel giorno ahimè arrivò, ma Adamo non morì immediatamente: però, Adamo ed Eva furono allontanati da Dio, e questa fu la loro nuova condizione di morte spirituale.
La stessa condizione in cui si trovavano gli Efesini prima di conoscere Cristo: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati” (Ef 2:1).
Lo spirito dell’uomo non ha vita propria: vive soltanto se è in relazione con Dio, come l’impianto elettrico di casa nostra che non può funzionare se non è allacciato ad una rete di distribuzione elettrica o ad un generatore. Il peccato è l’ostacolo, come un cavo di alimentazione spezzato. L’opera di Cristo porta riconciliazione e quindi anche vita, perché toglie il peccato, come il ripristino di quel cavo rotto ridà corrente alla casa isolata.
“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura… e tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo” (2Co 5:17-18).
In secondo luogo c’è LA MORTE FISICA.
“Tutto il tempo che Adamo visse fu di novecentotrent’anni; poi morì” (Ge 5:5).
Da allora in poi la sintetica sequenza biografica di ogni essere umano è la stessa: “nacque” – “visse” – “morì”.
Il termine della vita terrena non rappresenta tuttavia la fine definitiva dell’uomo: come abbiamo letto in Ecclesiaste 12, la parte immateriale dell’uomo non si esaurisce con la morte fisica.
L’uomo ha formulato diverse ipotesi sul proprio destino dopo la morte, dall’annientamento completo alla reincarnazione.
Invece la Scrittura dice chiaramente che “è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Eb 9:27). Dunque con la morte avviene un passaggio definitivo e irreversibile (Lu 16:26), un passaggio che impaurisce al punto che questo timore della morte tiene gli uomini schiavi per tutta la loro vita (Eb 2:15).
Posto che tutti muoiono, è altresì vero che tutti gli uomini, credenti e non, risusciteranno: “Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo tutti saranno vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine…” (1Co 15:22-24).
La risurrezione degli uomini avverrà quindi in fasi differenziate (Ap 20:4-5). Come disse il Signore Gesù, ci sarà una “risurrezione di vita” ed una “risurrezione di giudizio” (Gv 5:28-29).
In terzo luogo c’è LA MORTE SECONDA.
Questa sarà la definitiva condizione di chi subirà il giudizio finale (Ap 21:11-15), perché non sarà stato trovato scritto nel libro della vita (Ap 20:15). Si tratta del destino di tormenti eterni dove ci sarà pianto e stridor dei denti (Mt 13:42, 22:13) nello stagno di fuoco e di zolfo (Ap 20:14), lo stesso luogo di tormento del diavolo, della bestia e del falso profeta (Ap 20:10).
Questo è il destino dal quale Dio vuole salvare tutti gli uomini, mettendoli “in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce” (Cl 1:12).
In questo quadro, la morte fisica ha un posto centrale perché è il termine oltre il quale non si può più modificare il destino eterno.
Un popolare modo di dire recita che “finché c’è vita c’è speranza”, in effetti questo è vero per prepararsi ad incontrare Dio. È in questa vita che si deve ascoltare e credere alla parola di Cristo per avere vita eterna e non essere giudicati (Gv 5:24)! Dopo sarà troppo tardi!
E poiché non sappiamo neppure quanti saranno i nostri giorni, meglio non rimandare a domani questa decisione (Eb 3:12-13).
Infatti: “Questo mortale un dì cadrà; quando sarà non posso dir…” (Inno n. 154, “Inni e Cantici Cristiani”).
Il momento di lasciare questa vita riguarda anche i credenti, tutti coloro che hanno già la vita eterna per la fede in Cristo. Per questa fede sappiamo che “il morire è guadagno” (Fl 1:21), perché non temiamo l’ignoto o il giudizio: andremo con il Signore!
Per questo “preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore” (2Co 5:8).
Il passaggio della morte introduce il credente alla presenza del Signore (Fl 1:23), finalmente libero da un corpo che risente di tante conseguenze del peccato.
Il corpo della nostra umiliazione tornerà alla polvere.
Però la nostra attesa di vedere il Signore non dev’essere attesa della morte, ma attesa del suo ritorno, che ci darà subito un corpo nuovo senza passare per morte e risurrezione, ma attraverso una eccezionale metamorfosi.
Risurrezione e trasformazione
È chiaro che l’apostolo non parlava del corpo della nostra umiliazione per deluderci e rattristarci, bensì per incoraggiarci, facendoci capire che si tratta di un debole strumento temporaneo in attesa di avere quello eterno e glorioso!
Rileggiamo le parole di Filippesi 3:20-21:
“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa” (Fl 3:20-21).
Rimango sempre colpito dalla fiducia che animava l’apostolo Paolo in attesa del suo Signore. Paolo parla sempre del ritorno del Signore come evento non solo certo (1Co 4:14), ma tanto imminente da ritenersi partecipe, insieme alla sua generazione, di quella partenza (1Te 1:10, 4:15; 1Co 15:52)!
Il Signore Gesù Cristo tornerà per prendere i suoi e portarli con sé (Gv 14:3), fase distinta dal momento in cui apparirà con i suoi per giudicare e regnare (2Te 1:7-10; Ap 1:7, 20:4; Za 14:4). Essendo la Chiesa un popolo celeste (Eb 3:1; Ef 1:3, 2:6) la sua compiuta glorificazione potrà altresì avvenire solo nel cielo!
Perciò, in quanto già cittadini dei cieli, aspettiamo dal cielo il Signore Gesù che ci introdurrà nella casa del Padre (Gv 14:2-3; 17:24). Quello sarà il momento della svolta definitiva per il nostro corpo.
Ecco le modalità con cui incontreremo il Signore:
“Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore” (1Te 4:15-17).
Quindi i credenti già “addormentati in Cristo”, risusciteranno e noi viventi verremo rapiti insieme con loro. È evidente che sarà qualcosa di enorme, impattante sul mondo intero, perché migliaia di tombe e migliaia di case rimarranno improvvisamente vuote!
A spiegarci che cosa accadrà ai nostri corpi interviene anche un altro testo:
“Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità” (1Co 15:51-53).
Qui ci viene detto che noi viventi al momento del ritorno di Cristo verremo trasformati, cioè subiremo una metamorfosi, un mutamento. Quindi, pur passando per due esperienze diverse, il risultato sarà lo stesso: sia coloro che risusciteranno sia noi che verremo trasformati, da quel batter d’occhio in poi avremo un corpo incorruttibile e immortale.
Non ci lascia forse senza fiato pensare a tutto questo?
Pensare che in quel momento vedremo il Signore?
Pensare che lasceremo definitivamente questo umiliante e fragile corpo?
E soprattutto, pensare che vedremo il Signore? Sarà proprio a seguito di questa nitida visione del Signore Gesù che non solo avremo un corpo simile al suo, ma saremo proprio simili a lui (“quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è”, 1Gv 3:2).
È infatti dalla contemplazione che scaturisce la trasformazione, cosa che oggi per fede accade già al nostro uomo interiore (“…contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria…”, 2Co 3:18).
Il disegno benevolo di Dio, che ci ha “predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Ro 8:29) vedrà la sua realizzazione completa.
Oggi Dio trasforma il nostro carattere, la nostra condotta, i nostri valori per somigliare a Cristo (Ef 4:24; Cl 3:10); quel giorno sarà il nostro corpo ad essere reso “conforme al corpo della sua gloria” e noi “saremo simili a lui”.
Il prototipo allora, è il corpo del Signore Gesù risuscitato. Che ci viene detto di quel corpo? Non abbiamo descrizioni particolari, come del resto non ne abbiamo dell’aspetto del Signore Gesù prima della crocifissione, il che deve anzitutto distoglierci dalle supposizioni infondate e inutili.
Sappiamo che si trattava però di un vero e proprio corpo, che miracolosamente comparve tra i discepoli senza che venissero aperte le porte (Gv 20:19, 26), che i discepoli poterono vederlo e toccarlo, che con quel corpo Gesù mangiò e bevve con i discepoli (At 10:41), che con quel corpo ascese al cielo e fu glorificato (Lu 24:51; At 1:9).
Ecco cosa si dice di una delle apparizioni del Signore:
“«Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io! Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io».
E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?» Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; egli lo prese, e mangiò in loro presenza” (Lu 24:39-43).
Altre caratteristiche del corpo della gloria le troviamo nei versetti seguenti:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante. Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste” (1Co 15:42-49).
Quale grazia e quale onore sarà portare l’immagine del celeste, che è il Signore Gesù Cristo! Questa immagine oggi è in me spesso offuscata e sbiadita, coperta dal mio io, ma quel giorno invece splenderà senza ombre!
Oggi il potere di Cristo non viene ancora esercitato nel mondo visibile in senso assoluto:
“Al presente però non vediamo ancora che tutte le cose gli siano sottoposte” (Eb 2:8).
Quel giorno invece, il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa interverrà senza restrizioni per trasformarci all’istante.
“Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (Cl 3:4).
Con il corpo della gloria saremo sempre con il Signore e parteciperemo tutto ciò che riguarderà lui: le nozze dell’Agnello (Ap 19:6-8), il regno ed il giudizio (Ap 20:1-6, 11-15), i nuovi cieli e la nuova terra (Ap 21-22).
Conclusione
Mentre il nostro presente è caratterizzato dal vivere in un corpo di umiliazione, la nostra attesa è quella di avere un giorno un corpo glorioso libero da tutte le limitazioni e le debolezze di adesso.
Il corpo della nostra umiliazione verrà trasformato e reso conforme al corpo della gloria del Signore Gesù Cristo, così da portare la sua immagine in eterno.
L’attesa che tutto questo diventi realtà, non deve mai diventare rassegnazione ad affrontare un presente difficile, ma deve essere vissuta con lo sguardo costantemente rivolto alla gloria. Sarà proprio questo a sostenerci per vivere ogni giorno con fiducia e con gioia, perché le due condizioni a confronto, quella presente e quella futura, hanno due pesi completamente diversi!
“Perciò, non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria” (2Co 4:16-17).
“Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata a nostro riguardo” (Ro 8:18).