La corruzione da anni dilagante nel nostro Paese è una sorta di cartina tornasole della sua inquie-
tante condizione morale e spirituale. Si è creato ormai un sistema perverso dal quale non si riesce
ad uscire fuori, nonostante continui richiami e proclami che hanno il nauseante odore dell’ipocri-
sia, provenendo per lo più da personalità politiche e/o istituzionali che, pur avendo la possibilità
(e la responsabilità!) di intervenire, fermano i loro interventi alle “belle” parole. È un sistema nel
quale corrotti e corruttori hanno sul piano morale, anche se non sempre su quello penale, uguali
responsabilità. Il marcio infatti non è presente soltanto in chi si lascia corrompere, ma anche in
chi sceglie la strada della corruzione per ottenere privilegi e vantaggi. In questo desolante pano-
rama, mi sono chiesto: è proprio un caso che il Paese più cattolico d’Europa sia anche il più cor-
rotto? Dove affonda le sue radici velenose questo sistema dal quale non si riesce a venire fuori?
Qualche settimana fa, dopo una felice escursione familiare sullo splendido scenario del monte
Subasio, ho fatto una breve sosta ad Assisi per far conoscere la città al “mio” Samuele. Dentro la
basilica, cosiddetta “di S. Francesco”, regnava un’inquietante oscurità, rotta soltanto da un
faretto che illuminava una sorta di gazebo, all’interno del quale sedeva un frate (ovviamente
francescano) ben protetto da una vetrata e, davanti a lui, una piccola fila di persone che attende-
vano il loro turno. Attendevano di versare la loro offerta per ottenere – così si leggeva su un car-
tello – “preghiere e benedizioni”, assicurandosi in questo modo, ovviamente in base alla somma
versata, mésse annuali, mensili, settimanali, giornaliere per loro stesse e/o per i loro cari defunti.
Mi sono tornate in mente in quel momento le parole di Ietro rivolte a suo genero Mosè, quando
gli suggerì di cercare dei collaboratori per governare il popolo d’Israele in cammino verso la terra
promessa: “Scegli fra tutto il popolo degli uomini capaci e timorati di Dio; degli uomini fidati che
detestino il guadagno illecito…” (Es 18:21) e, accanto a queste, le parole dell’apostolo Paolo:
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati GRATUITAMENTE per la
sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Ro 3:23-24). Quale guadagno è più ille-
cito di quello ottenuto da chi chiede soldi per dare ciò che Dio ci ha dato “gratuitamente”?
Quale guadagno può essere più illecito di quello ottenuto trasformando la Grazia gratuita di Dio
in una Grazia pagata che, se pagata, non è più Grazia? Il commercio delle indulgenze, mai stato
così redditizio per la chiesa cattolica neppure al tempo di Lutero, è la radice velenosa di ogni cor-
ruzione! I guadagni illeciti nascono dalla religione che di fatto presenta un Dio, non pieno di gra-
zia e misericordioso, ma corruttibile: “Ti pago per ottenere benefici e benedizioni!”. Se, come al
tempo di Gesù, la responsabilità maggiore è delle “guide cieche” (Mt 23:16), non possiamo sotta-
cere anche la responsabilità dei “ciechi” che, invece che lasciarsi illuminare dalla Parola di Dio
ricercandone la Luce, si adattano a vivere nella loro cecità, fidandosi – è il caso di dirlo – ciecamen-
te di quanto viene loro proposto ed insegnato. Quindi ai 60 miliardi di euro di corruzione all’an-
no, che fanno dell’Italia il Paese più corrotto d’Europa, dovremmo aggiungere i chissà quanti
miliardi di euro che ogni anno fanno della religione il più ricco veicolo di guadagni illeciti!
Il sistema corruzione ha quindi una precisa radice culturale-religiosa: se si deve pagare per otte-
nere le benedizioni divine, che male c’è a pagare per ottenere “le benedizioni” umane? Ma, se gli
uomini godono per i guadagni ottenuti dal loro lasciarsi corrompere, Dio non si lascia corrompe-
re (“Presso il Signore non c’è favoritismo né si prendono regali”, 1Cr 19:17), anzi chiamerà in giu-
dizio corrotti e corruttori e, soprattutto, coloro che, abusando del suo Nome, hanno trasformato
la sua casa in “una casa di mercato” (Gv 2:16).