Come apprezzare senza aver conosciuto?
“ANTICHI SAPORI”: spesso si legge questa scritta fuori dai ristoranti o dalle trattorie. Viene messa per attirare i clienti, lasciando intendere che in quel luogo si cucinano i pasti alla maniera antica, con ingredienti genuini come usavano fare le nostre nonne.
Ovviamente a quei tempi tutto era più buono: i sapori erano semplici e meno sofisticati. Il contrario di oggi dove si è persa la genuinità di quegli “antichi sapori”. Tutto il cibo che mangiamo infatti è esposto all’inquinamento e a sofisticazioni di ogni sorta.
Mi domando quindi come può un giovane di oggi apprezzare e valutare la differenza fra i “sapori moderni” e quelli “antichi” di una volta. Immagino che purtroppo le giovani generazioni non abbiano un metro di giudizio per comparare fra loro i due sapori. Infatti come si può apprezzare un antico sapore di ieri, se non si è vissuto al tempo degli “antichi sapori”?
Se ne può avere una vaga idea, si possono immaginare attraverso i racconti dei padri e dei nonni i sapori, i profumi, i colori di quei cibi, ma non sarà mai la stessa cosa.
Sono partito da questo spunto per approdare ad una riflessione biblica.
Se trasportiamo questo ragionamento nella nostra vita spirituale, si può arrivare alla conclusione che, con il passare del tempo, il Vangelo che si predica oggi ha perso colore, sapore e profumo rispetto a quello che si predicava ieri.
Nutrito dalla Parola di Dio
Ho conosciuto il Vangelo cinquant’anni fa.
Allora aveva un “antico sapore”: era più genuino. I nostri nonni, cioè i fratelli in fede più anziani, ci hanno nutrito bene. Hanno usato ingredienti semplici, ma allo stesso tempo forti e veraci, per farci assaporare un nutrimento sano che ci avrebbe fatto crescere nella fede: un nutrimento sano, originale e non inquinato, non sofisticato o, peggio ancora, modificato ad proprio uso e consumo.
In questo modo si è perso “il primo amore” (Ap 2:4), il primo “sapore”, il gusto e il piacere originale per la Parola del Signore.
Nella mia vita di credente ho avuto modo di ascoltare dei fratelli in Cristo che erano rocce nella fede. Essi hanno nutrito la mia fede e il mio spirito per mezzo della Parola (1Co 3:2).
Molti di loro ora non ci sono più, sono alla presenza del Signore, ma posso affermare che erano dei veri “cuochi”: sapevano usare gli ingredienti contenuti nella Parola di Dio come dei chef sopraffini.
Ecco perché, ora che ho più di ottant’anni ed ho conosciuto, assaporato, gustato e assimilato quegli “antichi sapori” faccio fatica ad abituarmi ai “sapori moderni”.
E posso affermarlo sulla base del tipo di esperienze cristiane che ho vissuto nel corso degli anni.
Non solo mi sono arricchito nello spirito, ma ho anche acquisito un metro di paragone per sondare le problematiche moderne e il modo di vivere Cristo delle nuove generazioni di credenti. Ovunque mi trovi, sento il dovere di dare indicazioni e suggerimenti a tutti coloro che conoscono il Signore come personale Salvatore: bisogna verificare ogni giorno se si è davvero nati di nuovo (Gv 3:3) e se si è nutriti del latte della Parola per rendere forte la fede (1Ti 4:6).
Nicodemo non ha adattato il Vangelo alle sue esigenze, non lo ha abbassato alla sua portata: si è lasciato guidare da Gesù che conosceva bene la sua situazione. Riconobbe i suoi limiti e si lasciò guidare alla comprensione della Parola. Questo è ciò che bisogna consigliare alle nuove generazioni:
“Lasciatevi guidare da chi da molto tempo prima di voi si è nutrito della Parola del Signore!”.
“Antichi sapori”: è necessario oggi scoprire con fede quali sono gli ingredienti che rendono unica la Parola di Dio, per poi tramandarla con amore a chi ne vuol fare tesoro.
È necessario lasciarsi guidare nel giusto cammino per conoscere gli “antichi sapori” del Vangelo ed arrivare a mettere in pratica tutto quello che si è imparato.
Così fu anche per me, quando tanti anni fa, conoscendo un collega che viveva il Vangelo, imparai da lui, compresi la verità e cominciai anch’io a metterla in pratica.
Cinquant’anni fa ebbi la benedizione di assaporare gli “antichi sapori” del Vangelo e compresi l’importanza di rimanere strettamente legato ad essi. Ecco perché oggi, avendo vissuto una lunga esperienza di fede, mi permetto di fare la distinzione fra gli “antichi sapori” e quelli moderni.
Mi rendo conto di quanto sia forte il bisogno che nelle nostre Assemblee si sviluppi un’intensa cura pastorale rivolta alle nuove generazioni che, per rafforzarsi nello spirito e crescere nella fede, non devono essere abbandonate a sé stesse.