Oggi molti cristiani pensano che osservare i comandamenti che Dio diede a Mosè non sia più necessario, perché – dicono – “siamo salvati per grazia e viviamo la realtà del Nuovo Patto in Cristo”. C’è quindi chi pensa che i comandamenti non ci riguarderebbero più perché Cristo li ha aboliti attraverso il Nuovo Patto. Dal momento che si è salvati per grazia mediante la fede e non mediante le opere, l’osservanza dei comandamenti non sarebbe quindi più necessaria per noi.
All’interno delle chiese, la maggior parte delle persone non conosce o conosce solo superficialmente i Dieci Comandamenti. Raramente essi vengono letti, memorizzati e studiati. Quanti di noi infatti potrebbero ricordarli e ripeterli a memoria? Probabilmente è anche presente fra noi una sorta di reazione inconscia, dal momento che la chiesa cattolica, fondando la salvezza non solo sulla grazia ma anche sulle opere, dà un grande valore alla conoscenza dei comandamenti, soprattutto nel catechismo per i bambini. Purtroppo questa conoscenza, anche secondo recenti statistiche, svanisce poi nel tempo, purtroppo non solo nella memoria, ma anche nelle scelte di vita.
Ma il Dio del Vecchio Patto è lo stesso Dio del Nuovo Patto. Il Vangelo, infatti, non annuncia che la Legge sia stata abolita, ma piuttosto che sia stata adempiuta in Cristo. È vero che non siamo salvati per le opere della Legge, ma per la fede in Cristo, ma è proprio in Cristo Gesù che tutti noi che crediamo siamo “stati creati per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo” (Ef 2:10), cioè la forza del Vangelo produce in noi l’obbedienza della fede che è la risposta gioiosa alla grazia ricevuta in Cristo, per la potenza dello Spirito.
È evidente che il riferimento temporale, indicato da Paolo con l’avverbio “precedentemente”, non può che fare riferimento all’insieme dalle indicazioni contenute nella Legge e nel Vangelo. Solo le leggi relative al culto levitico e ai sacrifici sono state abolite, perché erano “l’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose” (Eb 10:1), perciò noi oggi non abbiamo più bisogno di offrire sacrifici, dal momento che “siamo stati santificati mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Eb 10:10).
È possibile che quanti dicono che l’osservanza dei comandamenti non sarebbe necessaria per noi oggi, in realtà desiderino vivere in libertà, senza restrizioni. In altre parole, vogliono fare ciò che sembra giusto ai loro occhi e alla loro coscienza, non tenendo più conto della Legge divina.
Può essere davvero insidiosa questa falsa idea di libertà, che si era fatta strada già fra i cristiani del primo secolo, molti dei quali, essendo Giudei, avevano problemi nel vivere la Legge alla luce della Grazia (certamente tutti ricordiamo bene la controversia sorta fra le chiese di Antiochia e Gerusalemme in relazione alla circoncisione dei non Giudei convertiti a Cristo, At 15).
Lo Spirito Santo ispirò la lettera agli Ebrei proprio per rispondere a questi loro problemi.
Dobbiamo tenere presente l’avvertimento di Paolo scritto non solo per i credenti della Galazia ma per i cristiani di ogni tempo: “Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri, poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso»” (Gal 5:13-14). La vera libertà non consiste quindi nell’essere ciascuno legge a sé stesso, ma nell’adempiere la Legge, il cui nucleo essenziale è costituito dai Dieci Comandamenti e che – ricordiamolo! – è stata promulgata per amore, fondata sull’amore e adempiuta nell’amore. Il Decalogo, quindi, ha ancora oggi valore perché rivela il “disegno benevolo” di Dio per la nostra vita, in base al quale egli “produce in noi il volere e l’agire” (Fl 2:13).